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I 15 album italiani del 2020

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  • 12 dicembre 2020

Si sa che durante gli ultimi giorni dell’anno si passano in rassegna i momenti migliori e quelli peggiori, le cose che ci sono piaciute di più e quelle che abbiamo amato meno. In un anno diverso da quello che abbiamo vissuto avremmo probabilmente fatto una lista dei viaggi più belli o dei concerti più divertenti. Non c’è bisogno che vi diciamo com’è andato questo assurdo e pazzo 2020, dodici mesi che hanno registrato sicuramente più bassi che alti.

In questo momento vogliamo, però, concentrarci sulle cose belle, ed ecco perché abbiamo deciso di consigliarvi 15 album italiani pubblicati quest’anno che potreste esservi persi, ma che meritano di essere ascoltati. Non vuole essere una classifica né una lista dei migliori, vuole solo essere un insieme di consigli, un elenco di album che in qualche modo ci hanno comunicato qualcosa e che speriamo possano piacere anche a voi.

Roberta e Fabio, cioè gli autori di questo articoli, hanno messo insieme i loro ascolti e le loro preferenze per stilare i quindici suggerimenti che trovate di seguito. Buon ascolto 🙂

Calibro 35 – Momentum

I Calibro si confermano ad ogni nuovo lavoro una delle band più pazzesche e interessanti della scena musicale italiana, cinque musicisti somma di percorsi artistici diversi e il cui zampino risulta in decine di album ascoltati negli ultimi anni. Momentum è un’esplosione di energia, funky, jazz, urban, un mondo dalle mille sfumature quello che la band propone ai suoi ascoltatori.

 

 

√ Recensioni | Dischi | Colapesce e Dimartino - I MORTALI su Rockol.it

Colapesce, Dimartino – I mortali

Colapesce e Dimartino sono senz’altro due fuoriclasse della loro generazione. Due cantautori che riescono a spaziare bene tra il rock, il pop, il folk e il cantautorato più raffinato. L’album che hanno scritto insieme è un progetto dal quale vengono fuori bene entrambe le personalità dei due autori. Tante belle canzoni dal sapore di Sicilia, mare e salsedine.

 

 

Cosa faremo da grandi? - CD Audio di Lucio CorsiLucio Corsi – Cosa faremo da grandi

Un cantastorie assolutamente istrionico e particolare, il giovane toscano Lucio Corsi. La sua poetica e la sua sensibilità, accompagnate da gioiose melodie, raccontano storie d’altri tempi. Ci ha proprio catturato.

 

 

√ Recensioni | Dischi | Marco Giudici - STUPIDE COSE DI ENORME IMPORTANZA su Rockol

Marco Giudici – Stupide cose di enorme importanza

Prima Halfalib, poi musicista per gli Any Other e produttore di numerosi dischi della scena indipendente. Per Marco Giudici il 2020 è stato l’anno del suo esordio con testi in italiano e un cantautorato lo fi che un po’ ci prende per mano, un po’ ci tiene sospesi.

 

 

Cinema Samuele, il ritorno di Samuele Bersani -Samuele Bersani – Cinema Samuele

Cinema Samuele non fa che confermare che Samuele Bersani è una delle penne più raffinate e profonde dei nostri tempi, un cantautore destinato e restare nell’Olimpo dei grandi italiani, insieme a De Gregori, Dalla, Gaber.

 

 

L'ultimo a morire - CD Audio di SperanzaSperanza – L’ ULTIMO A MORIRE

Dopo svariati singoli e mini EP; finalmente il “casertafrancese” Speranza presenta il suo primo album; uno spaccato che racconta delle vite degli ultimi nelle periferie; un album arricchito dalla presenza di alcune delle nuove leve più importanti del rapper nostrano.

 

 

L'ultima casa accogliente - The Zen Circus - Mondadori StoreThe Zen Circus – L’ultima casa accogliente

L’evoluzione degli Zen Circus è sempre sorprendente, da buskers a rocker ribelli a cantautori col distorsore si potrebbe dire. É sicuramente la penna di Appino a fare la differenza, nonostante i tempi sempre più stretti tra un album ed il successivo, gli Zen non deludono e sfornano un’ ennesimo gioiellino di suoni e parole.

 

 

Toccaterra: Nolde Emma: Amazon.it: MusicaEmma Nolde – Toccaterra

Emma Nolde è sicuramente una delle promesse più splendenti del cantautorato italiano. Il suo è un disco d’esordio sorprendente, dove testi, melodie, soluzioni armoniche e metriche si fondono alla perfezione per creare atmosfere incandescenti e dense di emozioni.

 

 

Liquid Portraits (Album) | Clap! Clap!Clap! Clap! – Liquid Portraits

L’album di Clap Clap è un viaggio in paesaggi esotici e pieni di sorprese. Un vero gioiello dell’elettronica nostrana.

 

 

Birthh - WHOA :: Le Recensioni di OndaRockBirthh – WHOA

Questa giovane donna, sin dal suo esordio, ha stupito per la raffinatezza e l’originalità delle sue scelte stilistiche. Dalla sua esperienza newyorkese viene fuori “Whoa”, un disco dalle sonorità dream pop dalle sfumature black, r’n’b, soul e jazz. Un vero caleidoscopio di intuizioni.

 

 

Diodato: Che Vita Meravigliosa - LoudVisionDiodato – Che vita meravigliosa

Non è sempre detto che il brano vincitore di Sanremo faccia parte di un disco ben fatto, non è questo il caso, “Fai rumore” è circondato da brani toccanti e curati nelle sonorità; nota di merito al lavoro dietro il mixer del produttore Tommaso Colliva.

 

 

Bugo, sinceramente vostro "Cristian Bugatti" [Recensione] | Nonsense MagBugo – Cristian Bugatti

Il potere dell’ Internet ha dato risolto allo spettacolo sanremese sul palco e meno al disco pubblicato in quei giorni, Bugo nel suo album mostra ironia, voglia di divertirsi. Un pop sfrontato, dove Cristian “fa un po’ come gli pare”

 

 

images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71atua...Lorenzo Senni – Scacco matto

Vi sfidiamo a restare fermi mentre ascoltate questo disco. Sarà impossibile, ne siamo certi. Dalla prima all’ultima nota si viaggia da una scoperta all’altra. Il ritmo è il padrone assoluto di questo esempio magistrale di elettronica elegante e tagliente.

 

 

W | Populous | Wonderwheel RecordingsPopulous – W

W sta per Women, infatti stilizzate sulla copertina del disco troverete Grace Jones, Amanda Lear, Loredana Bertè e Missy Elliot. Un omaggio alla femminilità in tutte le sue forme. Populous si conferma uno dei producer più interessanti dello stivale.

 

 

Morricone segreto - Vinile LP di Ennio MorriconeEnnio Morricone – Morricone segreto

Primo album postumo del Maestro Ennio Morricone, un lavoro che ne fa scoprire il suo lato segreto per l’ appunto. I pezzi rari e dimenticati, le versioni alternative recuperate, il genio più eccentrico e nascosto, un lavoro che esplora forse la fase creativa più ricca dell’artista, quella tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80.

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I migliori dischi al femminile del 2018: prima metà

Il 2018 sta decisamente mantenendo le aspettative musicali, cosa buona e giusta.  Siamo a giugno, quasi metà anno è passato e molto più degli scorsi anni le mie playlist si stanno riempendo di album al femminile e no, non è un caso. Finora sembra proprio che, tra i migliori lavori di quest’anno e  tra quelli che attualmente vediamo in tour, ci siano molte interessanti voci femminili e progetti al femminile.

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5 Motivi Per (NON) Andare al 5° Compleanno Del Club 33 Giri

Lista semi-seria sul perché il 17 Febbraio tu debba rimanere a casa

Alert: chi non legge questo articolo con ironia o è un ladro o è una spia

Il Club 33 Giri compie 5 anni; se fosse un bambino vero ora saprebbe già scrivere il proprio nome e cognome, giocare a calcio, andare in bici senza rotelle, nuotare con la tavoletta senza braccioli. Per fortuna sua, ovviamente, non è un criaturiello reale. Ma i cinque anni ci sono: a volte si fanno sentire in tutta la loro stanchezza, a volte con lo stesso entusiasmo di sempre ma ci siamo; il Club è ancora in piedi, e saremmo ipocriti se vi dicessimo che non ne siamo emozionati e felici quando ci pensiamo.

Come tutti i migliori compleanni, la festa c’è. Ora, però, se parteciparvi, brindare, ascoltare, sorridere, dipende da voi. Intanto, per una volta, vogliamo andare controtendenza e scrivere per quali motivi essere al Club potrebbe tangervi. Irrimediabilmente e per sempre (fuggite, sciocchi!).

#1. È Venerdì 17

No, noi non siamo assolutamente superstiziosi. Però, dobbiamo ammettere che nessuno dei membri più assidui del Club sia il Gastone Fortunello della situazione. Forse è il triste destino di chi dedica il proprio tempo libero alle Arti, forse dovevamo sentire i consigli di zia Carmela ed iscriverci ad Ingegneria (tra i membri del Collettivo non c’è nessun ingegnere… coincidenze? Non credo), ma è un dato di fatto che, con tre traslochi, due blackout, altrettanti allagamenti, svariati problemi dell’ultimo minuto il giorno prima del Festival, siamo stati messi a dura prova dalla sfiga che, come diceva il buon Freak Antonici vede benissimo.

Per chi non lo ricordasse, la nostra associazione ha aperto i battenti esattamente un venerdì 17 (temerari), e il fatto che quest’anno coincida con l’evento (solitamente festeggiato il primo sabato dopo il 17) ci fa pensare che potrebbe, davvero, essere una grande festa. Speriamo senza morti e feriti.

 

#2. L’accoppiata Bacco + Musica dal vivo non fa bene al cuore (soprattutto al tuo)

Se il nostro bancone potesse parlare lo direbbe lui, in prima persona: “non venire al Club perché potresti innamorarti di qualcuno che lo frequenta, e l’ammore è sofferenza, quindi soffriresti, e nemmeno in silenzio”. 

Come tutti i luoghi che aggregano persone più o meno coetanee, si incontrano spesso facce nuove. Studi scientifici dimostrano che al Club si acchiappa, stateci. Non è pubblicità ingannevole e, ovviamente, non è lo stesso per tutti, ma anni di presenza dietro al bancone mi hanno fatto assistere a tantissimi primi baci, scambi di contatti fb, sigarette fumate fuori anche se fa un freddo cane e il gradino ti sta uccidendo il sedere. Complice il bancone, tutto ciò che questo dispensa e l’atmosfera davvero magica che si crea durante certi live.

Ad ogni modo, l’eventualità che possa incontrare qualcuno di interessante con cui scambiare qualche parola, in maniera disinteressata o meno, è molto alta. Indi per cui, il mondo è già abbastanza pieno di afflitti per ammore, non c’è bisogno di aumentarne il numero, forse non dovresti venire se non sei accoppiato. O forse potresti venire lo stesso e non proferire parola, siamo abituati a tutti i tipi di stranezze.

                                                                       

 

#3. Non abbiamo il wi-fi e non prende bene (quasi) nessun gestore telefonico

In sede si torna al 1997: quando l’analogia era l’unica via, quando le persone nella stessa stanza erano costrette a parlarsi, invece che puntare gli occhi in basso, verso il display del cellulare. Il caso curioso è che non solo in questa sede, che è al di sotto del livello stradale, ma anche in quella precedente non c’era campo per nessuno. Se prestate attenzione, durante le serate potrete vedere ragazzi in pellegrinaggio verso la porta del Club: da lì la leggenda vuole che si ritorni alla connettività.

Personalmente, il fatto di non essere reperibile mi piace: a volte, nelle serate belle, dimentichi persino di avere un cellulare (cosa rara di questi tempi). Dimentichi persino il cellulare, sotto il ripiano del bancone, non hai le chiavi per tornare a recuperarlo e devi aspettare l’indomani (true story). Così impari a dire che ti piace l’analogia.

 

#4. Non conosci chi suona

Siamo una piccola associazione di provincia, per fortuna o purtroppo. Non possiamo nè vogliamo competere con i grandi circoli dei capoluoghi, ma abbiamo la pretesa di offrire musica di qualità. Sicuramente non possiamo chiamare i Ministri o gli Afterhours né lo vogliamo davvero, ma chiunque passi a suonare da noi è il frutto di una ricerca, di un confronto in riunione, di un dispendio di energie per dare la possibilità a tutti di ascoltare qualcosa di diverso, inedito, lontano dai grandi circuiti ma non per questo meno emozionante. In questi tempi di crisi, che hanno visto cambiare il processo di inserimento nel mondo del lavoro, c’è stata la possibilità di concentrarsi maggiormente sulle proprie passioni; facilitati da quello strumento diabolico che è l’internet: mai come di questi tempi abbiamo visto proliferare cantautori e gruppi musicali che coraggiosamente, reggendosi in piedi grazie all’ autoproduzione, contribuiscono al panorama musicale. Tra questi c’è anche Claudio Gnut, un vecchio amico a cui vogliamo davvero molto bene, e non sarà solo. Andare ad un live senza conoscere chi e cosa verrà suonato potrebbe essere una sorpresa, nel bene e nel male. Vale la pena fidarsi, ogni tanto, a scatola chiusa.

 

#5. Il Club non è più lo stesso degli inizi

Questa frase ogni tanto ritorna. A dircela, spesso, sono proprio quelle stesse persone che cinque anni fa lo frequentavano più assiduamente e, magari dopo un periodo fuori, tornano a Santa Maria e ripassano in sede. Non può che essere vera, ma non nell’accezione malinconica con cui viene formulata. È una realtà: il Club è cambiato, si è evoluto, ha preso una forma diversa rimanendo sempre quello per cui è nato. Anche le persone che lo vivono sono cambiate; alcuni, per i motivi più svariati, non ci sono più, altri hanno cercato, in parallelo alle proprie vite, a continuare a dare il proprio contributo. Ognuno di noi, se rivedesse il se stesso di cinque anni fa, si troverebbe diverso. Ma il Club è sempre fatto da persone che portano un proprio punto di vista e anche soltanto per questo lo arricchiscono. Spesso si dice che la vita vera di un’associazione si percepisca non durante un evento ma prima: alle riunioni del mercoledì sera aperte a tutti, soci e curiosi; nelle sere stanche con la testa pesante a far conti, a cercare di capire come realizzare qualcosa con un budget davvero risicato; nell’organizzazione per le pulizie, i turni dietro il bancone, dietro il banchetto delle iscrizioni; nella fatica del montare e dello smontare la strumentazione, anche se è tardi e vorresti andare solo a dormire. The dark side of  un’associazione è l’insieme di responsabilità che rendono la “macchina” funzionante. Anche buttare il vetro è importante, per dirne una. Per tutto il resto, il Club è lì (almeno per il momento), aperto a chiunque voglia dargli una mano, anche solo nel portare un sacco di spazzatura su.

Perché anche questo è il bello: sapere che se un giorno io mi trasferirò in Sicilia, per dirne una, ci sarà comunque qualcuno che ricorderà quanto sia importante fare un applauso motivatore prima della riunione. Al di là dei personalismi c’è un insieme di persone. E il Club 33 Giri è fatto di queste.

 

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I 10 migliori concerti del 2016

Questo 2016 è stato per me un anno ricco di concerti, una passione che in questi dodici mesi mi ha portato ad assistere (ed ascoltare) tanta musica nei piccoli club, locali, all’aperto; in questo articolo butto giù una classifica dei dieci dal mio punto di vista più interessanti, notevoli, emozionanti.
Piccola ma doverosa premessa: si va da band italiane in location per poco più di un centinaio di persone ad artisti internazionali impegnati in tournée mondiali. Dimensioni nettamente diverse sotto svariati fattori qui uniti perché, al di là delle differenze di budget e nazioni attraversate, il concerto è sempre spettacolo di beltà offerto agli avventori. Per ogni evento, una piccolo fun fact/curiosità/aneddoto.

Ecco la mia personale classifica:

10. Giardini di Mirò performing “Rise and fall of academic drifting” @ Covo Club | Bologna | 21/10/2016

Non sono un patito del post rock, anzi talvolta non resisto molto all’ascolto ma un evento dove i pilastri della scia italiana suonano integralmente il loro primo album è un momento trascendentale, che ti fa viaggiare in una girandola di sensazioni.

Curiosità: mi è rimasta impressa una ragazza presente in sala, immersa completamente nell’ascolto lasciatasi andare a lacrime silenziose, non di rabbia o tristezza ma di percepibile emozione. Quando la musica raggiunge platealmente il suo obiettivo, emozionare.

 

09. Eagles of Death Metal @ Home Festival | Treviso | 3/09/2016

Mi si chiedeva prima del concerto cosa facesse questo gruppo statunitense, risposi con la prima idea che mi venne in mente: “Prendi Elvis Presley con una band, proiettali negli anni ‘80 e dagli chitarre distortissime”. In effetti non ho sbagliato di tantissimo, uno show carichissimo, coinvolgente, ballato di circa un’ora e venti, senza riuscire a stare fermi.

Curiosità: le groupie esistono ancora e questo show per un’infinità di aneddoti ne è stata la prova. Non si sono visti reggiseni volare ma dediche e gesti di un “personaggio” come Jesse Hughes (cantante della band, ndr) in formissima.

 

08. Dub FX  @ TPO | Bologna | 4/11/2016

Benjamin Stanford, conosciuto con il nome di Dub FX, è stato un’ incognita dal momento in cui ho deciso mesi prima di acquistare il biglietto. Sì, ok, suona e canta, ma è drum and bass? Reggae? Hip Hop? Rap? Tutte queste cose, come rendono ad un concerto? L’indecisione e la tentazione di cambiare evento sino all’ ultimo è stata forte ma la risposta live ha eliminato ogni perplessità, un evento coinvolgente dove è stato impossibile stare fermi nonostante le temperature da sauna svedese.
Curiosità: In realtà questa è stata la scoperta della serata, Benjamin di origini australiane ha vissuto per alcuni in Italia, lo si scopre quando dal palco e ti parla in italiano impeccabile, sviscerando nomi di alcune delle realtà con cui è venuto a contatto e problematiche tutte italiane.

 

07. Rammstein @ Gods Of Metal | Autodromo Nazionale di Monza | 2/06/2016

Non un concerto ma un’opera teatrale. Una performance studiata nei dettagli, con ruoli, movenze, pause e giochi di luci, l’audio la nota un po’ stonata; eppure rientrati in carreggiata grazie al lavoro dei fonici è diventato tutto dannatamente pazzesco; mai viste così tante fiamme.

Curiosità: l’introduzione allo show con countdown e musica in crescendo è stata forse tra le aperture più potenti mai viste in vita mia, ci sono svariati video su YouTube; non rendono ovviamente allo stesso modo ma che ogni tanto capita di andare a rivederli.

 

06. The Cure @ Unipol Arena | Casalecchio di Reno, Bologna | 29/10/2016

Una scaletta lunga tre ore: 32 canzoni. Un’intera carriera ripercorsa nell’arco di una serata. Un’occasione per ascoltare le hit e i tantissimi brani meno conosciuti per chi, come me, era andato per la curiosità di scoprire un altro importantissimo tassello della storia musicale mondiale. Eventi in cui sei palesemente davanti a professionisti con un cuore.

Curiosità: Cure? Fabio? Un rapporto legato alle “super-hit” (che non sono poche), ma la curiosità verso qualcosa di totalmente “nuovo” ha fatto scoprire tanti pezzacci da creare una playlist Spotify (in doveroso ordine di scaletta) per riascoltare e ricordare: https://goo.gl/Np8PbR

 

05. The Who @ Unipol Arena | Casalecchio di Reno, Bologna | 18/09/2016

“Rock N Roll will never die”, un motto che ha segnato tanti, sottoscritto incluso, un evento a cui abbiamo scelto di andare per caso, perché “Quando ti ricapita più?”. Non so se il rock’n’roll un giorno scomparirà ma sono anche abbastanza certo che a metà Settembre ho incontrato una delle massime espressioni dello stesso, cinquant’ anni di storia ed una performance da paura.

Curiosità: Nei 30 minuti antecedenti lo show, a luci ancora accese, un video racconta i cinquanta anni della band con aneddoti, foto di archivio, riconoscimenti ricevuti ed in parallelo gli eventi storici più importanti accaduti sul globo nelle cinque decadi attraversate, giusto per caricare un po’ i 18.000 presenti.

 

04. Francesco Motta @ Locomotiv Club | Bologna | 7/05/2016

Metti che il tuo album è uscito un mese prima ed è solo (in quel momento) un passaparola fortissimo a far girare il tuo lavoro discografico, metti che in quel passaparola ci finisci anche tu e t’innamori de “La Fine dei Vent’anni”. Metti che arrivando al concerto ricordi a memoria le canzoni e scopri che non è una semplice strimpellata ma un evento vissuto a 360° gradi da Motta, allora ti puoi solo innamorare di un animale da palco come lui.

Curiosità: Boh, in realtà di questo concerto non ho una la chicca o il dettaglio particolare. E’ stata una serata bella, di quelle che stai preso bene, in pace con il mondo e forse anche questo piazza la serata così in alto, e non è giustificazione ma un punto a favore molto importante.

 

03. Iosonouncane  @ Locomotiv Club | Bologna | 2/04/2016

Iosonouncane è stato dai più definito l’artista rivelazione del 2015, la sua consacrazione questo 2016, un Locomotiv completamente sold out ed una performance con band che ha praticamente catalizzato i presenti. Sempre così, Jacopo!
Curiosità: La serata è stata è immortalata in un video live ufficiale sul brano Tanca, così tanto per entrare a contatto con ciò che è stato: https://youtu.be/5FwKr8ncQ0k

 

02. Ministri performing “I Soldi Sono Finiti” @ MI AMI Festival | Circolo Magnolia – Milano | 27/5/2016

Un concerto per il decennale del trio milanese era atteso dai fan già da un paio di anni, in particolar modo per avere la possibilità di ascoltare “I Soldi Sono Finiti”, quel primo album che dal vivo poi in pochissimi ebbero possibilità di vedere. Un evento annunciato in data singola all’interno di un festival come il Mi Ami, un coinvolgimento ed un’adrenalina pazzesca, poghi violentissimi e parole urlate da tantissimi del pubblico.

Curiosità: E’ arrivato poi l’ovvio ed apposito tour per il decennale questo Inverno (che poi un po’ sotto sotto in tanti si sognava ma ci si aspettava, ndr). Vedere accorrere ragazzi da tutto lo Stivale nel caldo di maggio per un concerto dei Ministri di circa un’ oretta è stata davvero quella scontata ma bella sensazione di “grande famiglia”.

 

01. David Gilmour  @ Arena di Verona | 10/07/2016

Un prezzo del biglietto basso rispetto alla media dell’artista internazionale, una location che parla visivamente e “uditivamente”, musicisti superlativi, un uomo che ha segnato la musica per sempre, il suono di una chitarra che porta ad un viaggio, un sogno, un’esperienza emozionale, un qualcosa di mistico e struggente. Da mostrare nelle scuole.

Curiosità: Di fianco a noi, sullo stesso gradino, abbiamo conosciuto una coppia sulla cinquantina dal Regno Unito, chiacchierando ci raccontavano delle loro vacanze in Italia seguendo David Gilmour, il che significava due concerti al Circo Massimo di Roma, 2 serate agli Scavi di Pompei e due ultime serate all’Arena di Verona, di giorno turisti, di sera fan sfegatati.

 

00. Concerti del 2016 | Elenco degli eventi musicali di quest’anno

 

Fabio Viggiano

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12 libri da regalare a Natale 2016

Dopo due anni di pausa, ritorna la nostra lista dei dodici libri da regalare a Natale. Ci teniamo a precisare che non si tratta di una classifica ma di semplici consigli riguardanti i libri che ci hanno appassionati. Ci divertiamo molto a confrontarci e a costruire elenchi come questo, formulando ipotesi e modificandole continuamente fino alla stesura definitiva. Potete immaginare come sia difficile scegliere soltanto dodici libri quindi, mettendo al bando i giudizi di valore, ognuno di noi ha contribuito affidandosi al proprio istinto e alla singolarità delle propria esperienza da lettore Noterete infatti che abbiamo inserito libri tra loro molto diversi: ci sono saggi, raccolte di racconti e poesie, romanzi e un fumetto.

I consigli sono a cura di Antonio Di Vilio (1-4), Roberta Cacciapuoti (5-8) e Francesco Rauccio (9-12). Buona lettura.

 

  1. Canto della pianura (Trilogia della pianura: 1) di Kent Haruf (NNE, 18 euro)

È questo il mio pezzo preferito della Trilogia della pianura con la quale Kent Haruf si conferma uno dei maestri della narrativa contemporanea. Plainsong, il titolo originale, è una melodia semplice, un canto monodico, espresso nella quotidianità di Holt, una città immaginaria che ricalca la Yuma di Faulkner, in cui tutti i personaggi si trovano a fare i conti con le proprie vite: quella di Tom, insegnante di storia, dei suoi due figli, della sedicenne Victoria che resta incinta e rifiutata dalla madre chiede aiuto ai McPheron, due vecchi fratelli che vivono la solitudine della loro fattoria. Storie che si intrecciano, vite insignificanti e indispensabili che animano una piccola città “dove ci sembra di vivere da sempre e che mai vorremmo lasciare”.

  1. Toringrad di Darien Levani (Edizioni Spartaco, 10 euro)

Darien Levani, italo-albanese, firma un noir atipico, privo di sangue, attraversando il mondo dello spaccio, del gioco d’azzardo e dei rapporti fraterni. Toringrad è un bar di Torino, simbolo del riscatto di Drini, ex spacciatore. Quando il cognato Petrìt viene tradito e arrestato sotto Natale, il protagonista è chiamato a compiere un ultimo e difficile viaggio con la dama bianca. Eppure lo spaccio sembra solo un mezzo per mostrare l’imprevedibilità della vita, in cui Drini si mette in gioco, rischiando sé stesso per un briciolo di verità. Attraverso i filtri dolci e malinconici della sua scrittura, calandosi nelle cupe atmosfere del noir, Levani crea un romanzo particolarmente piacevole, da leggere tutto d’un fiato.

  1. Considera l’aragosta di David Foster Wallace (Einaudi, 13 euro)

Se è vero che è nella non fiction che il genio di Wallace si esprime a fondo, con il suo occhio lucido e le sue acute considerazioni nei confronti della società contemporanea, la raccolta Considera l’aragosta è da leggere come il capolavoro della consapevolezza, in cui ironia e profondità ci portano dritti nelle complesse strutture dei Post-ismi. Wallace frantuma e analizza la realtà, tra reportage e discorsi letterari, dagli Oscar del cinema porno fino alla fiera dell’astice del Maine. Spaziando tra assurdità, uomini goffi, grandi sportivi e letterati, DFW ci apre le porte del contemporaneo, col suo singolare sguardo comico e tragico che tanto ci manca.

  1. A vela in solitaria intorno alla stanza di Billy Collins  (Fazi, 19 euro)

Se volete che la poesia torni finalmente nelle vostre case, questo è un buon libro per ricominciare. Non troverete versi sofisticati, intricati o incredibili esercizi di stile. Collins viaggia nel quotidiano (forti le influenze di Philip Larkin e Kenneth Koch), negli ambienti più semplici e comuni, prendendosi gioco della tradizione poetica americana, con ironia, come la storia in versi di un uomo che per non sentire il cane dei vicini abbaiare alza il volume di una sinfonia di Bethoveen fino ad immaginarsi il cane all’interno dell’orchestra. Collins è fuori dal coro, per questo pop, ma di grande stile, riportando dignità al nostro quotidiano che si fa poesia.

***

  1. Both Sides. Conversazioni sulla vita, l’arte, la musica a cura di M. Marom (Sur , 20 euro).

Una lunga e appassionata intervista che raccoglie tre lunghe conversazioni registrate tra gli anni settanta e i duemila con una delle cantautrici simbolo della cultura americana del secolo scorso: Joni Mitchell. Una scoperta continua di una delle donne più affascinanti che la musica e l’arte abbiano mai conosciuto. Da Woodstock, agli incontri con i più grandi cantautori del novecento, Leonard Cohen a Bob Dylan solo per citarne un paio, dall’amore per la pittura al percorso musicale fatto di indagini e domande. Un libro che racchiude in sé il fascino dell’artista che racconta.

  1. Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari (Einaudi, 13 euro).

Un libro per bambini di tutte le età, pieno di quella meravigliosa leggerezza che fa di questo piccolo volume un diamante intramontabile. Versi che fanno fiorire la fantasia dei più piccoli, ma non solo, che fanno divertire e sorridere riflettendo sui tempi più profondi dell’esistenza. Un regalo soave e pieno di magia.

  1. Eccomi di Jonathan Safran Foer (Guanda, 22 euro).

Veniamo ad un libro uscito quest’anno, giusto per stare sul pezzo. Un autore che non delude mai, un romanzo bellissimo. Ambientata a Washington durante quattro, convulse settimane, Eccomi è la storia di una famiglia in crisi. Sulla trama non voglio dirvi altro, vi tocca leggerlo. Dopo Ogni cosa è illuminata e Molto forte, incredibilmente vicino, con questo ultimo lavoro Jonathan Safran Foer si conferma uno dei giovani autori più promettenti della letteratura americana.

  1. Troppa felicità di Alice Munro (Einaudi, 20 euro).

Per finire, una raccolta di racconti. Una felicità inedita quella che racconta Alice Munro, fatta di insolita creatività, spregiudicatezza, libertà espressiva. Racconti bizzarri in cui eventi tragici come omicidi, suicidi, tradimenti e fatti di violenza, piuttosto che essere il perno drammaturgico su cui ruota il racconto, diventano la premessa o lo sfondo per qualcosa di nuovo, altro, illimitato.

***

  1. Fùtbol di Osvaldo Soriano (Einaudi, 9,80 euro)

Con questa raccolta di racconti cominciano i miei quattro consigli per gli acquisti. Ricordo di aver letto questo libro qualche anno fa e a distanza di tempo ho memoria di un solo racconto, che però vale tutta la raccolta, almeno per me. È intitolato “Obdulio Varela, il riposo del re del centrocampo” ed è una chiacchierata che Soriano fece con una delle leggende del calcio rioplatense, l’imponente centrocampista Obdulio Varela, colui che portò alla vittoria l’Uruguay nella finale dei mondiali del 1950, giocata il 16 Luglio nientepopodimeno che al Maracanà di Rio de Janeiro contro la squadra di casa, il Brasile.

La tristezza di Varela dopo la vittoria ottenuta davanti a 170.000 persone e a un’intera nazione pronta a festeggiare il carnevale più grande del mondo, mi straccia ogni volta il cuore. “Noi avevamo rovinato tutto e non avevamo ottenuto niente. Avevamo un titolo, ma cosa importava in confronto a tutta quella tristezza?”.

Questo è un libro perfetto da regalare a quel vostro amico/parente che segue il calcio e del calcio ama soprattutto le storie, ma anche all’altro vostro amico che vede in questo sport soltanto un enorme business miliardario.

  1. La Vegetariana di Han Kang (Adelphi, 18 euro)

Dopo aver letto l’incipit di questo bellissimo romanzo non sono più riuscito a fermarmi e, nonostante stessi leggendo altro, ho dovuto finirlo. “La Vegetariana” sembrerebbe la storia di una donna che un giorno, dopo aver fatto un sogno, si rifiuta di mangiare carne, scontrandosi prima con il marito e poi con i familiari, ma non è solo questo. La protagonista è sempre guardata con occhi diversi, che generano equivoci e malintesi anche nel lettore. È un salto nel buio raccontato magistralmente dalla scrittura cristallina della sudcoreana Han Kang. Davvero consigliato.

  1. Prima che sia notte di Reinaldo Arenas (Guanda, 13 euro)

Fidél Castro è morto e vorreste farvi un’idea di quello che è stato il regime castrista? Quel vostro caro amico ha postato su Facebook “Hasta la victoria siempre” ma a voi non è bastato? Ho quello che fa per voi. “Prima che sia notte” è l’autobiografia di Reinaldo Arenas, uno dei più grandi scrittori cubani, perseguitato dal regime di Castro, incarcerato, torturato e costretto a fuggire. Perché? Be’, perché era uno scrittore ed era omosessuale, due colpe imperdonabili per il regime.

    12. Batman The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland (DC Comics, LION, 9,95 euro)

Premessa breve: leggo fumetti da pochi anni. Dunque: comprato per caso e amato immediatamente, la storia è una bomba assoluta. Una brutta giornata è tutto ciò che separa una persona sana di mente da un folle, è questa l’idea malata del Joker, il celebre arcinemico di Batman. Scritto da Alan Moore (Watchman, V per Vendetta e un sacco di altre cose) e disegnato da Brian Bolland, The Killing Joke è spiazzante, profondo e contiene delle tavole meravigliose e terrificanti. Insomma, da neofita a neofiti: compratelo, è fantastico.

 

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I 10 giochi da tavolo da regalare a Natale

Come molti di voi sapranno, al Club 33 Giri stiamo provando, attraverso delle serate dedicate, a far (ri)scoprire ai tesserati e non una delle passioni più diffuse in Europa e nel mondo: il gioco da tavolo.

Anche se da un po’ di tempo in Italia è in atto una vera e propria rinascita, abbiamo notato che dalle nostre parti il fenomeno stenta a prender piede. Questo accade non per disinteresse ma perché ancora in tanti ignorano l’esistenza di migliaia di titoli in commercio e sono fermi ai classici: Monopoli, Risiko e Taboo (e molti altri) che certamente non vanno demonizzati, ma ai quali non ci si può fermare.

Poiché dalle nostre serate è venuta fuori in maniera chiara la volontà da parte di tanti neogiocatori di andare oltre i classici e provare qualcosa di nuovo e diverso, abbiamo deciso di stilare una sorta di classifica di titoli da acquistare, regalare e provare durante le festività natalizie per fornire degli strumenti orientativi a chi ha voglia di addentrarsi in questo universo.

Almeno un centinaio di titoli meriterebbero un posto in questo elenco ma abbiamo scelto questi per diversi motivi: sono facilmente reperibili, sono economici, sono divertenti e stimolanti ma, soprattutto, li conosciamo benissimo. Quindi, questa è la nostra lista assolutamente parziale, rivedibile, aggiornabile e ampliabile, dei dieci giochi da regalare a Natale (o da regalare e basta).

10. La Isla (Ravensburger, 2014) da 2 a 4 giocatori, della durata di 60 minuti.

Gioco del celebre e poliedrico Stefan Feld che ci fa vestire i panni di esploratori alla ricerca di animali rari all’interno di n’isola esotica. Giocando le carte giuste potremmo prendere le risorse necessarie per avvistare gli animali ricercati. Con l’avanzare dei turni le carte diventeranno sempre più potenti e sarà più semplice fare punti. Lo trovate qui.

9. Machi Koro (edito in Italia da Uplay.it, 2014) da 2 a 4 giocatori, della durata di 40 minuti. Ideato da Masao Suganuma.

Scopo del gioco, attraverso il lancio di uno o due dadi, è quello di costruire una città ricca di edifici. Ogni edificio si attiva col risultato del dado e può portare dei bonus per te ma soprattutto dei malus per gli altri. Gioco ad alta interazione, dalle regole molto semplici. La scatola contiene due dadi di dimensioni spropositate, certamente molto invitanti, ma “pericolosi” se usati nel modo sbagliato!

Lo trovate qui .

8. Il padrone di casa è tornato (edito da Giochi Uniti, 2014), gioco da 2 a 6 giocatori della durata di 50 minuti, ideato da Friedemann Friese nel 1992.

Il padrone di casa sarai tu e dovrai affittare quanti più appartamenti possibili ma presta attenzione, alcuni inquilini potrebbero portare più rogne che denaro. Gioco molto interattivo, vi basti questo: potrete piazzare delle bombe per demolire gli appartamenti costruiti dai vostri avversari.

Potete trovarlo qui

7. The game (edito da DV Giochi, 2015) da1 a 5 giocatori, della durata di 20 minuti.

The Game è un gioco cooperativo: si gioca assieme per battere “il gioco”, confidando sulle capacità logico-matematiche dei tuoi compagni. Si rischia di perdere se si gioca una carta al momento sbagliato. Molto veloce, ottimo per i dopocena della vigilia, Natale, Santo Stefano e, insomma, va bene sempre.

Lo trovate qui.

6.Johari (edito da Lookout Spiele, 2014) da 2 a 4 giocatori, della durata di 60 minuti. Ideato da Carlo Lavezzi.

Johari non è molto conosciuto nel panorama ludico italiano, sebbene ci troviamo di fronte a una vera e propria gemma rara. 10 turni per poter vendere pietre preziose (o falsi d’autore) ai nobili accorsi al mercato. Attenti ad evitare spiacevoli sequestri. Il gioco al momento esiste soltanto in inglese, ma la dipendenza dalla lingua è davvero molto bassa e il regolamento davvero semplice. Lo trovate qui.

5. Hanabi (edito da AbacusSpiele, 2013) da 2 a 5 giocatori, della durata di 30 minuti. Ideato da Antonie Bauza.

Bisogna collaborare per allestire uno spettacolo pirotecnico memorabile. È semplice, ma riuscirci senza conoscere le proprie carte lo è un po’ meno: avete capito bene, si gioca con le carte rivolte verso gli altri giocatori.

Lo trovate qui.

4. Isle of Skye (edito in Italia da Uplay.it, 2016), da 2 a 5 giocatori, della durata di 60 minuti. Ideato da Alexander Pfister e Andreas Pelikan.

Grande sorpresa e vincitore del “gioco dell’anno” (categoria esperti) ad Essen 2016, questo titolo mescola il piazzamento tessere con una meccanica d’asta innovativa. Espandi il tuo potere dalla piccola tribù fino a conquistare tutto il regno.

Potete trovarlo qui.

3. Rokoko (edito da PegasusSpiele, 2013), da 2 a 5 giocatori della durata di 90 minuti. Ideato da Matthias Cramer, Stefan Malz e Luis Malz.

Il re di Francia ha organizzato il ballo di corte e tu dovrai allestire le fontane e le statue, ingaggiare i musicisti e confezionare gli abiti per gli ospiti. Se sarai bravo assisterai allo spettacolo di fuochi a fine partita. Gioco abbastanza tattico e strategico, dall’alea molto ridotta. Da provare assolutamente.

Lo trovare qui.

2. Nome in codice (edito dalla Cranio Creations, 2015), da 2 a 12 giocatori, della durata di 20 minuti. Ideato da Vlaada Chvatil.

In questo fortunatissimo gioco, vincitore nel 2016 del premio “Gioco dell’anno” a Essen, due agenzie di spionaggio devono recuperare gli agenti in missione, il vostro compito sarà quello di farli riconoscere alla vostra squadra (“agenzia”) usando una sola parola. Attenzione alla scelta delle parole, potreste incappare nell’assassino.

Nome in codice è un party game perfetto, rapido, intuitivo e adatto per essere giocato in qualsiasi momento anche da gruppi numerosi.

Lo trovate qui.

1. Sulle tracce di Marco Polo (edito in Italia da Giochi Uniti, 2015), da 2 a 4 giocatori, della durata di 100 minuti. Ideato da Simone Luciani e Daniele Tascini.

Lo abbiamo lasciato per ultimo, “Sulle Tracce di Marco Polo”, uno dei giochi gestionali più belli e profondi degli ultimi anni. In soli 5 turni dovrai ottimizzare al meglio le tue mosse, completare il maggior numero di contratti, acquistare spezie, ori e cammelli viaggiando lungo le strade percorse dal celebre viaggiatore veneziano in Oriente. Provato diverse volte durante le nostre serate ludiche, ha conquistato tutti, anche chi era a digiuno di giochi da tavolo. Siamo davanti a un gioco che può sfiorare anche le due ore e che, di conseguenza, va giocato con la calma e il tempo necessari.

Lo trovate qui.

Alla fine di ogni lista di giochi/libri/fumetti consigliati, vanno fatte alcune precisazioni. L’elenco è puramente indicativo e dedicato soprattutto a chi si sta avvicinando o si è avvicinato da poco al mondo dei giochi da tavolo moderni. Non vuole ovviamente essere né esaustivo né esemplificativo di alcunché, i giochi elencati sono una piccola parte di quelli provati durante le nostre serate e se dovessimo riscrivere la lista probabilmente ne inseriremmo altri oppure ne faremmo una con i 20 giochi da regalare a Natale. Il nostro intento è quello di fornirvi una bussola per orientarvi nel mare magnum dei giochi da tavolo e speriamo di esserci riusciti.

Nella speranza di aver contribuito anche sciogliere qualche riserva sui regali dell’ultimo minuto (ma neanche troppo ultimo), il “33 Giri BoardGame” vi augura buone feste ludiche.

Francesco Trotta e Francesco Rauccio

 

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A lavoro in Villa Cristina per ‘La Musica può fare’ 5

Domenica 26 giugno 2016 si terrà la quinta edizione del festival La Musica può fare di cui noi dell’associazione culturale no profit Club 33 Giri siamo ideatori e organizzatori.

La location per il quinto anno consecutivo è Villa Cristina. Questo piccolo polmone verde nel cuore di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta che ogni anno vede riaprire i suoi cancelli per quest’occasione.  8 ore di musica, giocoleria, teatro e mostre. Parte del ricavato quest’anno sarà devoluto ai ragazzi dell’Excelsior Boxe Marcianise Since 1978.

‘La Musica può fare’ è completamente autofinanziato. Quest’anno ci siamo presi ancora più cura di Villa Cristina. Giovedì 9 giugno 2016 insieme al giardiniere abbiamo lavorato al suo diserbo e a liberarla dalla tanta immondizia presente.

Ci siamo caricati sulle spalle una spesa in più ma è stato necessario per far si che questa magia si ripetesse.

Manca davvero poco e i cancelli di questo piccolo gioiello si apriranno per accogliervi tutti in un caldo abbraccio. Ci sarà da divertirsi ancora una volta insieme.

Grazie sin da ora a chi domenica 26 giugno 2016, a partire dalle ore 17, varcherà quei cancelli.

Scopri il programma 

 

Questi alcuni scatti che abbiamo realizzato in Villa Cristina

 

immondizia
L’immondizia raccolta

 

lavori in villa cristina
Villa Cristina torna piano, piano a sorridere
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America ti ho dato tutto e ora non sono nulla: gli 89 anni di Allen Ginsberg.

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Era il 1926 e Allen Ginsberg diede un Urlo dal grembo della madre. Le cose stavano cambiando in America e il poeta arrivò per raccontare la coscienza del suo popolo attraverso quella che egli definì “una nuova visione” riprendendo il collega Rimbaud. Allen era ossessionato dalla società contemporanea e soprattutto dal New York Times, che leggeva ogni settimana (come racconta nella sua poesia America) e a cui, da adolescente, iniziò a scrivere lettere su tematiche civili e politiche. È sicuramente quest’ interesse che ha fatto di Ginsberg un grande letterato. Aveva capito tutto. Aveva compreso l’ansia e le forzature di un’ America che voleva primeggiare in tutto. Si era fatto interprete di un sentimento di angoscia che era condiviso tra i suoi connazionali. Il vero genio di tre generazioni. Perché dopo aver letto Whitman e Blake, con la sua grossa zucca scendeva in strada e scriveva esattamente ciò che vedeva.

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz.

Da “Urlo  & Kaddish” (Il Saggiatore 1997)

La prima volta che lessi Ginsberg, come un po’ tutti credo, rimasi accecato dal suo stile, dalla sua scrittura. “Il  ritmo dei suoi versi va perfettamente a tempo coi pensieri”, pensai leggendo Kaddish e Reality Sandwiches. È ovvio che per supportare idee così vive, spudorate e spontanee c’è bisogno di versi metricamente spericolati, geniali e sregolati. Quello che noi oggi intendiamo per Beat Generation, un movimento nato quasi inconsapevolmente e corroborato attraverso le amicizie con Kerouac, Burroughs e Corso, è un processo che ha allargato le coscienze individuali cercando di arrivare a sviluppare una consapevolezza di sé attraverso la felicità, l’amore e la solidarietà. Tre temi che il poeta tratta in modo ritenuto assolutamente scandaloso dalla critica, per le varie oscenità descritte in “Howl” (Urlo), un poema del 1956, pubblicato dal maestro Ferlinghetti, in cui Ginsberg racconta delle vicende e degli incontri con amici e contemporanei, il tutto sotto un linguaggio e uno stile che rappresenta esaurientemente la Rivoluzione ginsbergiana: il tumbling hallucinatory (acrobazia allucinatoria). 

Sotto questo punto di vista, quel verso libero e lungo a cui Allen faceva affidamento, fungeva non solo da padella antiaderente, perché pensieri così veloci rischiano di rimanere attaccati alla ghisa, ma evitava così che le sue pietanze dal sapore piccante e delicate allo stesso tempo potessero prendere fuoco. Ginsberg non è stato l’unico ad inneggiare a valori come l’amore, né l’unico a sognare un mondo senza guerre, senza schiavitù, senza differenze sessuali, ma probabilmente è stato colui che più di tutti, attraverso la sua poesia, intima e confessionale, ha aperto le coscienze dei giovani che a quei sogni si sono aggrappati, sentendosi meno soli, meno utopici, udendolo gridare nelle piazze, nelle gallerie di New York, nel teatro San Carlo di Napoli. Perché poi la poesia quando racconta invade, annienta ogni barriera mentale e nazionale. Unisce le coscienze e si proclama immortale. Ginsberg ha cantato per tutti noi e ancora parla il giorno in cui avrebbe compiuto 89 anni. Anzi no, Allen non parla, grida, perché i suoi messaggi possano essere recepiti con chiarezza. Ed è assolutamente chiaro che in ognuno di noi, oggi più che mai, dovrebbe esplodere un Urlo.

Continuo a scrivere poesia perché è una forma di meditazione. Scopro il mio pensiero latente e lo muovo verso l’esterno. E’ anche una certa forma di solitudine, e io voglio comunicarla, che gli altri possano toccarla, toccarmi, e che io possa toccare la gente. 

Allen Ginsberg

Articolo a cura di Antonio Di Vilio

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Ma quando inizia?

É da un po’ che leggo articoli sull’orario di inizio dei concerti dalle nostre parti, e tutti concordano su un punto: i concerti cominciano troppo tardi, e per troppo tardi si intende tra le 23:30 e mezzanotte (ma anche oltre). Personalmente sono contrario a questa abitudine per tante ragioni, ne scrivo qualcuna.

Uno. Tanti club o associazioni che al momento costituiscono l’ossatura del circuito dei live si trovano nel centro abitato e non sempre dispongono di sistemi in grado di ridurre il rumore, quindi, più tardi si inizia e più aumenta il rischio di lamentele da parte del vicinato, qualche volta esagerate e ingiustificate ma qualche volta a ragion veduta (con conseguente volante della polizia ecc …insomma, scocciature).

Due. Tante persone arrivano per le 22 – che sarebbe l’orario “ufficiale” di inizio – e sono costrette a stare due ore in piedi in attesa che la musica inizi, rompendosi grandemente, cosa che mi è capitata più volte.

Tre: i musicisti. Non crediate che questo modo di fare faccia piacere a chi vive la situazione dall’altro lato. Chi deve suonare spesso è arrivato al locale di pomeriggio, ha montato, fatto il soundcheck, cenato e probabilmente il giorno dopo deve lavorare (sì, non tutti vivono di musica e basta). Finire un live alle 2, smontare, caricare il furgone e tornare a casa anche alle 4 del mattino non è l’ideale, anche perché non tutti i live si tengono di Sabato.

Quattro. La questione del domani alle 8:30 devo stare in ufficio vale anche per i tanti che partecipano al live o che vorrebbero farlo ma l’orario di inizio non rappresenta affatto un incentivo.

Ora la domanda è: perché mai un live non può iniziare alle 22, o intorno a quest’ora? Si dirà che dobbiamo aspettare che il locale si riempia, non c’è ancora nessuno. Ecco, questa è (quasi sempre) una fesseria. Chi vuole veramente ascoltare musica arriva più o meno in orario. Esempio: proprio poche sere fa ero a Napoli in un celebre live club, il concerto è cominciato tardissimo e non si è capito il perché, visto che alle 22:30 c’era già tanta gente (anche se non era strapieno). Alle 23:30/45 quando il locale stava per scoppiare il live è iniziato.Tutto bene.

Quindi hanno ragione quelli che “aspettiamo che il locale si riempia”? Per me no. Perché? Perché in realtà quelli che davvero ascoltavano la musica erano gli stessi arrivati intorno alle 22. Tantissimi erano lì ma avrebbero potuto affollare un qualsiasi bar o pub senza notare la differenza, infatti durante i brani più “acustici” il brusio era a livelli assurdi, ben oltre la soglia della buona educazione.

Detto questo io una soluzione non ce l’ho, e qui ho solo riportato la mia opinione e la mia esperienza (condivisa con tante persone, sia chiaro). L’unica cosa che possiamo fare, dal nostro piccolo come Club 33 Giri, è far cominciare i nostri live entro orari decenti e cioè non oltre le 22/22:15. É una piccolissima goccia nel mare che probabilmente non cambierà nulla, ma sappiamo che la questione è condivisa e sentita da tanti. E poi da qualche parte si deve iniziare.

Noi speriamo che in tanti seguano la scia.

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Un Capodanno col botto!

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  • 30 dicembre 2014

Rassegna semi-professionale di eventi musicali in giro per l’ Italia per salutare il 2014 e iniziare al meglio il 2015:
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– Macerata Campania (CE)

Subito dopo la mezzanotte, Tony Tammaro.

– Caserta (CE)

Alle ore 22:00 in Piazza Margherita, Clementino.

– Marcianise (CE)

Presso Piazza Umberto a partire dal pomeriggio “Urban Countdown” con The Fabbrica 2.0, JFK & la sua Bella Bionda. Tommy Harmonica e The Shak & Speares. Nella notte “Clebbodanno“, il capodanno dei Club indipendente, ricco e gratuito.

– Napoli

Piazza Plebiscito, Gigi D’ Alesio & Friendz

– Salerno

Piazza Amendola, Rocco Hunt Emma Marrone

– Roma

Circo Massimo, Subsonica, Mannarino, Daddy G dei Massive Attack, Spiritual Front.
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– Rimini

Il Capodanno più lungo del mondo a piazzale Fellini con il concerto del trio Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri, FabiSilvestriGazzè.

 

Il presente elenco di date è in continuo aggiornamento con le segnalazioni che ci arriveranno sino al 31 mattina.

 

 

 

 

 

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