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Blog La Musica può fare

La musica può fare 3: i numeri e qualche riflessione a freddo

E anche la terza edizione è andata. “La musica può fare” cresce di anno in anno e oramai cammina con le proprie gambe.  A due giorni dall’evento, tiriamo un po’ le somme e raccontiamo qualche curiosità. Breve premessa: quelle che per altri festival o eventi simili sono piccole cose, per noi hanno un alt(r)o valore. Lo stesso discorso vale per i numeri.

  • La terza edizione è stata quella col maggior numero di ingressi: 706, senza contare i giornalisti accreditati
  • Anche il numero di stand è cresciuto. Quest’anno in villa ce n’erano ben 14, tutti diversi, contro i 3 dell’anno scorso
  • Tutte le band esibitesi sul main stage hanno un album uscito da poco: Come Vento in Faccia per i The Fabbrica 2.0, Prenditi quello che meriti di Gnut e In capo al mondo degli Ex-Otago
  • Lo staff era composto da più di 40 persone che hanno lavorato per due giorni agli allestimenti
  • Gli Ex-Otago hanno percorso più di 650 Km per raggiungere Santa Maria Capua Vetere
  • Sui due palchi di Villa Cristina si sono esibite 5 band, una cantautrice (Rossella Scarano) un pianista (Fabio Ianniello), un produttore di musica elettronica (Paky Di Maio) e un attore (Roberto Solofria).
  • La terza edizione è stata arricchita da istallazioni di cartone costruite in due giorni di lavoro dai semprepeggio, collettivo di architetti della Federico II che ha ideato e realizzato, utilizzando solo il cartone: una seduta a forma di mezza chitarra, un enorme pentagramma sospeso a 4 metri di altezza tra due alberi, un menù gigante con le “portate” di Villa Cristina, interamente dipinto a mano, un vinile alto più di un metro traboccante di spaghetti

La musica può fare è un piccolo evento che mira ad ampliare il proprio bacino di pubblico e che si autosostiene totalmente. Per organizzarlo sono necessari diversi mesi di lavoro, decine di riunioni organizzative, un gruppo grafica e video, una direzione artistica che si occupa anche del booking, una squadra per gli allestimenti e le mostre, un responsabile che cura gli stand, un altro che si occupa di tutta la burocrazia, un ufficio stampa e diverse figure jolly. Gli amici, le famiglie, i simpatizzanti, ci hanno aiutato nei modi più disparati. Se il primo anno eravamo una struttura organizzativa inesperta ma entusiasta e piena di voglia di fare, oggi, al netto dell’entusiasmo, siamo un gruppo più competente, preparato e allenato a risolvere problemi, con ampi margini di miglioramento.

Questa edizione è stata speciale per diversi motivi. E’ una riconferma per noi e per la città di Santa Maria C. V.,  è il coronamento di un anno associativo pieno di soddisfazioni ma, in ogni caso, non facile per la nostra associazione, che deve traslocare e ancora non ha una nuova casa. Ma è stata anche l’edizione dei bambini, in villa c’erano tantissime famiglie che hanno affollato il prato fin dall’apertura, contribuendo a creare l’atmosfera di serenità e benessere che si è respirata fino alla chiusura. Passata la sbornia per lmpf3 pensiamo già al festival del 2015 con una sola richiesta: restateci vicini, senza la partecipazione di un pubblico così numeroso non potremmo crescere e migliorarci di anno in anno. Vorremmo che lmpf diventasse un punto di riferimento per il nostro territorio. Voi aiutateci a tenere vivo questo piccolo miracolo.

 

Grazie ai ragazzi della Cooperativa Ottavia per averci trasmesso la loro passione e la loro determinazione

Grazie a chi ha contribuito a realizzare le scorse edizioni e che, per un motivo o per un altro, questa volta non c’era

Grazie a chi, prima di giudicarci, si è preso la briga di conoscerci

Grazie a chi ci crede

 

 

p.s. la foto di copertina è di Otilio Chiodero

Gli scatti dei fotografi accreditati alla 3° Edizione del Festival “La Musica può fare” (in continuo aggiornamento):

Davide Visca

Otilio Chiodero

Roberta Cacciapuoti

Federica Siano

Indievidui (Media Partner)

 

Dicono di noi (print-screen dei commenti a caldo al Festival):

#lmpf3 – Dicono di noi

 

Storify della manifestazione:

La Musica può fare 3

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#lmpf3: 12 motivi per non mancare

Visto che ci piacciono le classifiche, vi proponiamo 12 buoni motivi (10 sono pochi) per non mancare alla prossima edizione del nostro festival annuale “La Musica può fare” (Domenica 8 Giugno, dalle 17:30, Villa Cristina, Smcv) giunto alla terza edizione.

  1. Perché ci sono le amache, LE AMACHE!
  2. Perché è l’unica data degli “Ex-Otago” al Sud
  3. Perché 1/4 della villa è pieno di stand di artigianato
  4. Perché le nostre mostre fotografiche non sono mai banali
  5. Perché GNUT tiene veramente una bella voce
  6. Perché i The Fabbrica 2.0 hanno energia da vendere e sono dei gran fighi
  7. Perché nel 2015 vogliamo fare anche la quarta edizione e partecipando ci aiutate a crescere
  8. Perché il festival, anche se piccolo, non è solo un concerto
  9. Perché siamo in fissa col riciclo e il riuso e in Villa, quest’anno, è tutto un fiorire di cartone riciclato e pedane di legno
  10. Perché lmpf14 sostiene la cooperativa “Ottavia”, un gruppo di persone entusiaste che ha bisogno d’aiuto
  11. Perché c’è, per il secondo anno, il nostro minipalco (o Palco B) con Rossella Scarano, Blindur, i Treni non portano qui, il piano b e Roberto Solofria con Paky di Maio, tutti assieme!
  12. Perché ci saranno i nostri amici di “Casa Vetere” che ci faranno mangiare

Insomma, il festival è un modo per riappropriarsi del proprio territorio ed è il nostro sogno. Non svegliateci.

 

 

 

 

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Dischi: 12 classici che non ti aspetti

Si comprano, ormai è risaputo, sempre meno cd e dischi.  La musica è facilmente ascoltabile da piattaforme come Spotify e Youtube, e singoli e album si trovano su Itunes, senza avere l’ingombro “fisico” del disco o del cd. Ma noi ci definiamo  – prendendoci anche un po’ in giro – “fondamentalisti” della musica, e a noi fondamentalisti piace avere a casa proprio quell’ingombro fisico, il disco, da disporre in ordinate file sulle mensole, magari in ordine alfabetico o per genere, come più si preferisce. Da veri maniaci insomma. A parte il collezionismo, la ragione che ci fa preferire il cd o il disco in vinile è anche un’altra. Da Spotify e da Youtube in genere si ascolta una singola canzone, o più canzoni in maniera spesso disordinata e casuale. Con il supporto fisico invece si tende ad essere più attenti all’album come prodotto artistico completo in sè, come sequenza di brani legati da un unico intento artistico, da una tematica o accomunati semplicemente dal particolare momento in cui sono stati composti. La questione sarebbe complessa e non è questo il momento per affrontarla interamente. Quindi veniamo a noi.

Ci sono alcuni album entrati nella storia della musica, che possiamo definire “classici”, come “classici” della letteratura definiamo la Commedia di Dante,  i Promessi sposi di Manzoni o il Don Chisciotte di Cervantes. Con questo post vogliamo consigliarvi 12 classici della musica “che non ti aspetti”, quei cd/dischi che ogni appassionato dovrebbe avere o quantomeno ascoltare. Il tutto, sia ben chiaro, è opinabile e dettato dai nostri gusti personali.
In questo breve elenco non troverete dischi celebri come Sgt. Pepper dei Beatles, o Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Intendiamoci, sono due grandissimi dischi, immortali e da avere, con delle copertine che hanno fatto epoca e con una tracklist che ancora oggi conserva intatto il suo fascino.
Quello che vogliamo fare però, è consigliarvi dei classici inaspettati, un po’ più defilati, ma non per questo meno belli ed importanti.

(I primi sei album li segnala Roberta Cacciapuoti, i rimanenti sei li segnala Francesco Rauccio.)

Eccoli qua:

1. “The Joshua Tree” – U2. Pubblicato il 9 marzo 1987 dalla Island Records. Prodotto da Brian Eno e Daniel Lanois, “The Joshua Tree” ha vinto il premio come album dell’anno alla cerimonia dei Grammy Award del 1988. L’album contiene alcune tra le canzoni più belle della rock band irlandese: Where the streets have no name, I still haven’t found what I’m looking for, With or without you. Esiste del disco un’edizione rimasterizzata del 2007: formato CD oppure formato cd + cd contenente bonus tracks.

2. “The Velvet Underground and Nico”. Questo disco ha probabilmente una delle copertine più famose della storia – disegnata da Andy Warhol – con la sua giallissima banana in primo piano. Sulla copertina non compariva né il nome del gruppo né quello della casa discografica, ma solo la firma dell’artista. Le prime copie del disco invitavano chi la guardava a “sbucciare lentamente e vedere”, e togliendo un adesivo si poteva vedere una banana rosa shocking. Pubblicato il 12 marzo 1967 dalla Verve Records, prodotto da Andy Warhol e Tom Wilson. Il disco è il primo della rock band statunitense di Lou Reed, Velvet Underground, registrato con la collaborazione vocale della cantante tedesca Nico. Il disco contiene alcune delle ballate più celebri della storia della musica mondiale: Sunday Morning, Femme Fatale, I’ll be your mirror. Esiste una Deluxe edition del 2002 che contiene due cd e delle bonus tracks. Esiste anche una Super Deluxe Edition uscita nel 2012 in occasione del 45esimo anniversario dall’uscita del disco (cofanetto contenente 6 cd).

3. “Blue” di Joni Mitchell. Il disco è il quarto album della cantautrice canadese, pubblicato nel 1971 dalla Reprise Records, prodotto dalla stessa artista. Fu sia un successo commerciale che di critica, raggiungendo la ventesima posizione nella Billboard Album Chart del settembre 1971. Il singolo Carey raggiunse la novantatreesima posizione della Billboard Hot 100 Chart. Il disco è sicuramente uno degli album folk più belli mai pubblicati.

4. “Legend” di Bob Marley. Il disco è una raccolta postuma di grandi successi di Bob Marley e del suo gruppo The Wailers, pubblicato nel 1984 a cura di Trevor Wyatt. Il disco contiene alcune tra le più famose canzoni raggae della storia, canzoni che hanno segnato un’epoca e generazioni di amanti del genere: No woman, no cry; Could you be loved, Redemption song; Get up, Stand up; Is this Love. Esiste anche una versione deluxe contenente due cd.

5. “Banana Republic” di Lucio Dalla & Francesco De Gregori. L’album è la registrazione dal vivo del meglio dei 28 brani eseguiti durante la tournée che De Gregori e Dalla suonarono negli stadi italiani nel 1979. La canzone che dà il titolo all’album è la traduzione, effettuata dal solo De Gregori, della canzone Banana Republics scritta e incisa da Steve Goodman e portata poi al successo da Jimmy Buffett. Del brano non esistono versioni in studio eseguite dai due, assieme o separatamente. Le registrazioni sono state effettuate con lo studio mobile “Manor” durante i concerti di Brescia, Verona e Bologna dal tecnico del suono Peter Greenslade. Dal lungo tour estivo di Banana Republic è stato tratto anche un “film concerto dal vivo” per la regia di Ottavio Fabbri. Il film, oltre ad interviste e spezzoni documentari del tour in questione, contiene molte più canzoni rispetto all’LP.

6. “Ovunque proteggi” di Vinicio Caposssela. Il disco è il sesto album in studio del cantautore, pubblicato nel 2006 dalla Atlantic/Warner Music. Oltre ad aggiudicarsi la Targa Tenco nel 2006 come migliore album, viene votato, nel 2007, secondo miglior album del 2006 nella categoria “world” dalla rivista Mojo. L’album contiene alcuni tra i capolavori di Capossela, dalla traccia che dà il titolo al disco a Pena de l’alma.

7. “Five Leaves Left” di Nick Drake. Questo disco, uscito nel magico 1969, segna il debutto discografico del cantautore inglese, scomparso prematuramente nel 1974. “Five leaves Left” allude alle cartine per sigarette della Rizla: all’interno un foglietto avvisa il consumatore quando restano solo cinque cartine. La casa discografica mise fretta a Drake nella ricerca del titolo, così Drake propose questa sorta di scherzo. L’album è una sequenza di perle che lasciano trasparire una malinconia perfettamente inglese, solitaria, calma e riflessiva. L’oggetto di interesse è la rievocazione dei sogni infranti del tempo dell’innocenza. Gli arrangiamenti sono superbi (vedi River Man) e i brani che compongono quest’ album non si dimenticano facilmente. La voce e la chitarra di Drake rendono i brani di “Five Leaves Left” una sequenza che si colloca al di fuori del tempo.


8. “Grace” di Jeff Buckley. Il disco esce nel 1994 e le opinioni al riguardo sono quasi unanimi: è una delle opere più significative degli anni ’90. La meravigliosa voce di Buckley, il suo talento compositivo e gli arrangiamenti dei brani, rendono Grace un disco che non ha bisogno di alcuna etichetta. Le influenze sono tantissime ed eterogenee: da Dylan agli Zeppelin, passando per Nina Simone e Leonard Cohen con sfumature che attraversano il Grunge e il Soul.Due cover lo impreziosiscono: la celebre Hallelujah di Cohen e Lilac Wine, che originariamente era un canto tradizionale intitolato Corpus Christi Carol. In Grace c’è tanto: c’è la fragilità emotiva e l’addio, la passione e la morte e poi c’è la voce di Buckley, il vero fulcro su cui fa leva l’intera opera. Nel 2004, in occasione del decimo anniversario dalla sua uscita, è stata distribuita una versione deluxe intitolata “Legacy Edition”, con due dischi e un DVD.

9. “Either Or” di Elliot Smith. La storia del rock è piena di anime inquiete, incapaci di fronteggiare la vita quotidiana, le aspettative, il confronto. Anime fragili il cui rapporto con la musica si risolve in una disarmante e totale sincerità. Elliott Smith è una di queste, una personalità timida e instabile capace di comporre brani come Between the bars, probabilmente il suo capolavoro. Una melodia struggente guidata dalla voce quasi sussurrata di Smith che affronta il tema dell’incomunicabilità e della difficoltà di rapportarsi al prossimo. Ma Either/Or è pieno di tracce memorabili, da Angeles a Alameda passando per Pictures Of me e no name #5. Un album imperdibile e basta.

10. “Spiderland” degli Slint. Era il 1991 e mentre a Seattle impazzava il Grunge, l’ultimo grande movimento musicale che ha avuto qualcosa da dire, gli Slint costruivano le basi del cosiddetto post-rock. La band di Louisville esce con questo disco unico nel suo genere che contiene una serie di ballate lente, ipnotiche, poggiate su arpeggi dilatati e quasi catatonici. Esemplare dell’intero album è la fantastica Washer. Ascoltatela e ci direte. In ogni caso, non ci sentiamo di etichettare un disco come questo, che rifugge qualsiasi categoria.

11. “The Psychedelic sounds of 13th Floor Elevator” dei 13th Floor Elevator. Uscito nel 1966, pare sia dovuta a questo disco, nemmeno troppo celebre, l’invenzione dell’espressione “rock psichedelico”. Scusate se è poco. Il primo brano, You’re gonna miss me con i suoi loop e le sue chitarre lisergiche, vi introduce alla perfezione in questo viaggio stralunato nella seconda metà degli anni ’60 con Rocky Erickson, leader della band, a farvi da autista.

12. “Eye In the sky” di Alan Parsons Project. Per finire vi piazzo il bellissimo disco degli Alan Parsons Project, di Alan Parsons ed Eric Woolfson. Questo – forse – un po’ ve lo aspettavate, ma tant’è, andava riproposto per diversi motivi. È uscito nel 1982 e resta, ad oggi, un disco bellissimo e godibile dall’inizio alla fine. I motivi: c’è Alan Parsons, tecnico del suono che lavorava agli Abbey Road Studios e, tra i suoi lavori, annovera una cosuccia come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, con tutto quello che ne comporta (campionamenti, suoni ecc …); c’è la voce di Eric Woolfson, ci sono brani come Eye in the sky e le sue chitarre seducenti, c’è la celebre Mammagamma, brano strumentale composto interamente con il primo sintetizzatore/campionatore digitale, il Fairlight CMI, e c’è l’intro stellare di Sirius, utilizzato per ben sei anni da sottofondo durante l’ingresso in campo dei Chicago Bulls. Ascoltatelo in cuffia oppure in un impianto Hi-Fi e non ve ne pentirete.

 

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I 33 Album del 2013

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  • 22 dicembre 2013

“Qual è stato l’album musicale che quest’anno v’ è piaciuto di più?”

In tanti hanno risposto  attraverso commenti ed email al quesito posto nei primi di Dicembre (link); ci tenevamo a  ringraziarli, si tratta dei soci del club, di amici di altre realtà, di artisti passati da noi  e con i quali spesso stringiamo belle amicizie, oltre a passare una bella serata durante i loro live.

Ebbene, i 33 album votati sono qui! Una variegata scaletta che ci catapulta nell’ Indie (italiano e internazionale) per poi incontrare l’ Heavy Metal svedese senza omettere una buona dose di musica leggera nostrana ed una puntatina al French Touch. Insomma,  ce n’è per tutti.

Ecco a voi, i 33 album del 2013 secondo i soci ed amici del Club 33 Giri!

PS: Se arrivate alla fine della pagina, trovate una sorpresina 🙂

 

Amari - "Kilometri" 
YouTube - Spotify 
Votato da Michele Feniello
A Singer of Songs – There Is a Home for You
Spotify
Votato da Laura
Arctic Monkeys - "AM"
YouTube - Spotify
Votato da Mario Macca
Atoms For Peace - "Amok"
YouTube 
Votato da Fabrizio Rossetti
Cosmo - “Disordine”
YouTube - Spotify
Votato da Angela Orlando
Daft Punk - "Random Access Memories" 
YouTube - Spotify
Votato da Andrea, Alessandro
Daughter - "If you leave"
YouTube - Spotify
Votato da Marialuisa di Tulli
Depeche Mode - "Delta Machine" 
YouTube - Spotify
Votato da Stella Sacco
Fiorella Mannoia - "A Te" Tributo a Lucio Dalla 
YouTube - Spotify
Votato da Giulio Caputo
Foja - "Dimane Torna 'o Sole" 
YouTube (Trailer) - Spotify
Votato da Flavia Improta
Ghost B.C. - "Infestissumam" 
YouTube - Spotify
Votato da Fabio Viggiano
Giorgia - "Senza Paura" 
YouTube - Spotify
Votato da Gaetano e Rossella

Giovanni Truppi - "Il mondo è come te lo metti in testa" 
Spotify
Votato da Francesco Rauccio
Giuradei – "Giuradei"
YouTube (Canzone: Dimenticarmi di te) - Spotify
Votato da Angelo Cretella (BlowUp Film)
Grammophone - “Multiverso” 
YouTube - Spotify
Votato da Micaela De Bernardo (Indievidui)
I Cani – "Glamour" 
YouTube - Spotify
Votato da Raffaele Calvanese
James Blake - "Overgrown"
YouTube - Spotify
Votato da Ciro Tuzzi (EPO)
John Grant - "Pale Green Ghosts"
Spotify
Votato da Carmine De Sanctis
Justin Timberlake - "The 20/20 Experience - The Complete Experience"
YouTube - Spotify
Votato da Simone Di Segni
Kings of Leon - "Mechanical Bull" 
YouTube - Spotify
Votato da Vittorio Copioso
L’Amo - “NIENTE (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze)”
Spotify
Votato da Pasquale
"L'arte della felicità - Colonna Sonora"
Spotify
Votato da Francesco Forni e Claudio Gnut
Luminal - "Amatoriale Italia"
YouTube - Spotify
Votato da Giovanni Truppi
Ministri - "Per un Passato Migliore"
Spotify
Votato da Benedetta De Rosa
Muse – Live @ Olympic Stadium 
YouTube - Spotify
Votato da Lorenzo Aliberti
Niccolò Fabi – “Ecco” 
YouTube - Spotify
Votato da Roberta Cacciapuoti
Nick Cave - "Push the sky away"
YouTube - Spotify
Votato da Michele de Finis (EPO e Redroomdreamers)
Simone Cristicchi - "Album di famiglia" 
Spotify
Votato da Claudia Monaco
Sonny and the Sunsets - "Antenna to the Afterworld"
YouTube - Spotify
Votato da Louise Muhe (The Shak & Speares) - A pari merito con.. 
Steven Wilson - "The Raven That Refused To Sing And Other Stories"
Votato da Antonio Santoro
The Internet - "Feel Good"
Spotify
Votato da Gianluigi Peccerillo (Dance Like Shaquille o Neal)
Tom Odell - "Long Way Down"
YouTube - Spotify
Votato da Alfonso Paciello
Vampire Weekend - "Modern Vampires of the City"
Spotify
Votato da Alfonso Franco (The Shak & Speares)
Wild Child - "The Runaround"
YouTube 
Votato da Louise Muhe (The Shak & Speares)

Buoni propositi per il 2014: sul nostro blog abbiamo intenzione di proseguire sulla strada intrapresa, suggerendo ascolti, letture, musica live e tutto quello che ci verrà in mente, quindi: Stay Tuned!

33 Album del 2013 (Playlist completa su Spotify)

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I 12 libri da regalare a Natale

 

Un articolo in cui si parla dei possibili libri da regalare a Natale potrebbe iniziare su per giù così:”Fra qualche giorno è Natale, tempo di regali … “. Però, è probabile che la maggior parte degli articoli che troverete su internet con questo tipo di consigli per gli acquisti, inizi così. Quindi, cerchiamo di cambiare.

Sono sicuro che a qualcuno di voi, per i motivi più disparati, nemmeno piace il Natale, forse perché non siete religiosi, perché non vi piace quest’atmosfera di plastica costruita da negozianti, amministrazioni e amici del Natale, o perché siete il Grinch. Sono altrettanto sicuro però, che a qualcun altro, in fondo (anche molto in fondo), il Natale con tutti i suoi accessori piace; o comunque, è qualcosa di tollerabile. Per noi del Club 33 giri è l’occasione per trascorrere qualche serata in più in compagnia, per giocare a Cranium, Pictionary o a qualsiasi altro gioco da tavolo in nostro possesso.

Insomma, tutto questo preambolo per dire che, alla fine, il Natale è (quasi) arrivato e qualche regalo, con le nostre finanze limitate, lo faremo. E quale regalo migliore se non un libro o un disco? Io, personalmente, credo nessuno (a parte un bel maglione con una grossa renna al centro, ma vabbè). Quindi vengo finalmente al dunque e vi consiglio (non da solo) qualche libro da regalare a Natale tra i migliori che ho letto quest’anno.

1.”Il fiuto dello squalo” di Gianni Solla, pubblicato da Marsilio. Costa 16,50 euro ma il vostro di libraio un po’ di sconto ve lo fa sicuro, quindi con 15 euro ve lo portate a casa. Com’è? Che domande, ovviamente è bellissimo, altrimenti non ve lo consigliavo mica. Il libro di Solla è al contempo comico e disperato, niente affatto consolatorio. Racconta la storia di Sergio Scozzacane, un impresario musicale in bancarotta detto Lo Squalo a causa del suo naso enorme. E’ scritto con ritmo e sincerità, è un libro originale, uno di quelli che quando lo chiuderete vi sentirete soddisfatti, sazi. Ma solo per poco. Perché poi ne vorrete ancora.

2.”Tranquillo, fratello!” di Alex Wheatle, pubblicato da Edizioni Spartaco. L’autore non ha peli sulla lingua e il libro mi è piaciuto così tanto che l’ho proposto al gruppo di lettura del club 33 giri. Wheatle racconta, con un linguaggio di strada, la storia del londinese Dennis Huggins, adolescente nero di origini giamaicane, finito a soli 23 anni nel carcere di Pentonville, periferia di Londra. Il romanzo, ambientato a Brixton, non conosce retorica, è crudo e commovente ma è soprattutto vero, senza trucchi. Uno di quei libri che vi tengono letteralmente incollati alla pagina fino alla fine. Ah, costa 15 euro, ma come per gli altri, il 10% di sconto non si nega a nessuno e con circa 13 euro è vostro. E poi, se Inferno di Dan Brown può costare 25 euro …

3.”Operazione massacro” di Rodolfo Walsh, pubblicato da La nuova frontiera. Costa 12 euro ma ne vale molti di più. Si tratta di una vera e propria lezione di giornalismo e di scrittura, un concentrato di  passione per la verità e chiarezza. Racconta l’uccisione di un gruppo di civili innocenti perpetrata dalla giunta militare golpista in argentina. Walsh si imbatte per caso in questa storia e segue la pista fino in fondo, riuscendo a ricostruire i fatti con maestria e senza l’utilizzo dei potenti mezzi di cui dispongono i giornalisti moderni. Un libro di denuncia che si legge come un romanzo.

4.”Ogni maledetto lunedì su due” di Zerocalcare, pubblicato da Bao Publishing. Costa 16 euro ma è una graphic novel abbastanza spessa. Inutile dirvi che li merita tutti. Zerocalcare, alias  Michele Rech, in queste pagine riesce a infilarci di tutto: serie tv, libri, politica, autobiografia divertita, citazioni di ogni genere, cartoni animati e roba impegnata; senza che il risultato sembri un accumulo disordinato. E sono cose che, se sei curioso almeno un po’, le conosci o le hai sentite o le hai lette o ti sono successe. Zerocalcare è autobiografico ma riesce a diventare universale e a farsi leggere in un colpo. Questa è la sua terza graphic novel in ordine cronologico. Credo proprio che dobbiate leggerla e solo successivamente regalarla. A chiunque, non per forza a uno che legge solo fumetti.

5.Al numero cinque (ma questa non è una classifica) ci metto “Dio taglia 60”,  la raccolta di racconti di Gianluca Merola, autore di Santa Maria C. V. (o Sandamaria, come direbbe lui) edita da Ad est dell’equatore. Costa 10 euro. Gianluca ha una scrittura che si adatta alla perfezione alle sue storie, qualche volta incazzate e un po’ personali, e qualche volta tenere, ma non tenere come pensate voi. Di quel tenero che vi fa stare prima sospesi in silenzio e poi vi fa venire un nodo alla gola. I racconti sono immersi nella violenza e nelle perversioni quotidiane e non si lasciano mai andare a facili giochetti risolutori.  Pare che chi scrive ti stia guardando negli occhi senza mentire.

6.”Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi, edito da Feltrinelli. C’è l’edizione economica da 7,50 euro. Sostiene Pereira lo considero un classico, uno di quei libri che dovrebbero leggere tutti. E’ un romanzo che parla di conflitti, di idee, di coraggio e d’amore, lo stesso amore che Antonio Tabucchi nutre nei confronti del Portogallo, meravigliosamente descritto. Attraverso Pereira, giornalista che dirige la pagina culturale di un giornale al tempo della dittatura salazarista in Portogallo, Tabucchi pone alcune domande fondamentali tra cui la più importante: è giusto restare ai margini della Storia per quieto vivere?

Sostiene Pereira è un libro da leggere e rileggere. Tenetelo a portata di mano così di tanto in tanto potete riaprirlo.

I prossimi sei ve li consiglia Roberta Cacciapuoti. Quindi, le lascio spazio, che già me ne sono preso troppo.

E adesso arrivano i miei di consigli, tra i libri più belli che ho letto quest’anno. Per me non c’è dono migliore di un buon libro, che quasi sempre serve a conoscere meglio anche chi lo regala.

7. “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo, pubblicato da Einaudi. Costa 8 euro, edizione economica. Qui giochiamo in casa perché Piccolo è uno degli scrittori casertani più apprezzati e stimati in Italia – segnalo inoltre che è uscito da pochissimo il suo ultimo romanzo “Il desiderio di essere come tutti”. Piccolo ha un modo di scrivere lineare, a metà tra il disincanto e l’ironia. Il libro mette a nudo i segreti più inconfessabili che si annidano nel profondo di ognuno, e proprio quei segreti sono i “momenti di trascurabile felicità”, che da trascurare non sono. Frantuma la realtà in quei piccoli attimi di piacere che riempiono le giornate e donano loro un senso. Un libro piacevole che regala un sorriso ad ogni pagina.

8.“Achille piè veloce” di Stefano Benni, pubblicato da Feltrinelli. Costa 7,50 euro in edizione economica. Benni non delude mai, con il suo modo di scrivere pungente e accattivante. Il romanzo è la storia di Ulisse, giovane scrittore in crisi creativa. Ulisse lavora in una casa editrice sull’orlo del collasso ed è innamorato di Pilar-Penelope, una bellissima immigrata senza permesso di soggiorno. Un giorno riceve la lettera di uno sconosciuto che lo invita a un misterioso appuntamento. Ulisse, incuriosito, risponde e così conosce Achille, un ragazzo gravemente malato che gli apre un mondo inatteso di assurdità, vitalità e dolore. Un romanzo avvincente e una storia di solitudine ed emarginazione che commuove e colpisce.

9. “Diario di scuola” di Daniel Pennac, pubblicato da Feltrinelli. Costa 8.50 euro in edizione economica. Questo diario altro non è che il racconto della scuola dal punto di vista degli “sfaticati”, dei “fannulloni”, degli “scavezzacollo”, dei “marioli”, dei “cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, che dichiara di appartenere lui stesso a questa categoria di studenti, esamina paure e angosce di questi allievi apparentemente disinteressati e indifferenti, ma che non mancano di voglia di imparare e di crescere, che appartiene ai giovani di oggi come a quelli di ieri. Un libro scanzonato ma non per questo leggero.

10. “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino, pubblicato da Feltrinelli. Costa 18,00 euro. Il regista Sorrentino dà prova di essere anche un abile romanziere, e ci racconta la storia di Tony Pagoda, cantante di “night” ormai giunto quasi alla fine della sua luminosa carriera. Da sfondo l’Italia fiorente dal guadagno e dalle donne facili, una eterna Capri dell’esistenza. Arriva, però, anche per Tony il momento di cambiare, e lo fa andando a vivere dall’altra parte del mondo. Sorrentino racconta in modo ironico le paure e le insicurezze di un uomo che non ha più nulla da perdere, che ritrova in se stesso le risposte da sempre cercate negli altri.

11. “Il sabotatore di campane” di Paolo Pasi, pubblicato da Edizioni Spartaco. Costa 12,00 euro. Paolo Pasi, giornalista e scrittore, racconta la storia di un paesino di provincia, abbandonato e di anno in anno sempre meno abitato. Arriverà, però, l’orologiaio anarchico Gaetano a smuovere le esistenze dei cittadini di Roccapelata. L’anarchico è un sabotatore di campane, nel senso che le zittisce in memoria di un eccidio dimenticato, perpetrato dai nazifascisti in ritirata. Non vi dico altro perché la storia è avvincente e va letta pagina dopo pagina. Un noir dalle tinte dispotiche  e grottesche veramente ben scritto.

12. Per finire, non un romanzo, ma una raccolta di poesie: “La gioia di scrivere” di Wislawa Szymborska, pubblicato da Adelphi. Costa 19.00 euro. Questo tomo raccoglie l’opera omnia della straordinaria poetessa polacca, scomparsa non molto tempo fa, insignita del Nobel per la Letteratura nel 1996. Non si possono di certo raccontare le poesie, vi tocca per forza leggerle. Vi basti sapere che la Szymborska scrive in maniera delicata e puntuale, trattando con semplicità disarmante temi eterni quali l’amore, la morte e la vita in generale.

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Sondaggio – I 33 del 2013

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  • 9 dicembre 2013

Ciao ragazzi/e,

il 2013 volge al termine e piuttosto che perderci nelle classiche frasi da fine anno da scrivere sul sito nel momento in cui starete già pensando al cenone, lanciamo la seguente proposta, scriveteci a info@club33giri.it (con oggetto “Il mio album del 2013“) o qui in commento indicandoci il CD che quest’ anno v’ è piaciuto di più!

Non appena raggiungeremo quota 33, i risultati del sondaggio saranno pubblicati sul blog del Club 33 Giri con le seguenti informazioni per ogni album:

– Link all’ abum su YouTube e/o Spotify
– Genere
– Persona che lo ha proposto

IMPORTANTE:

Il disco ovviamente deve essere stato pubblicato quest’anno! 😉

 

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Ciao Madiba

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 Nelson Mandela ci ha lasciati ieri. Aveva 95 anni, di cui 27 trascorsi nelle prigioni del regime sudafricano. Mandela, per tutti “Madiba”, è il simbolo mondiale della lotta contro la segregazione razziale in Sud Africa. Per tutta la vita ha combattuto l’apartheid nel suo Paese, tanto da meritare il Nobel per la Pace nel 1993. Oggi vogliamo salutarlo portando con noi il suo insegnamento, la sua forza, la sua voglia di libertà e di giustizia. Ciao Madiba, che la terra ti sia lieve.

“L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”.

 

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La Regina

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  • 17 novembre 2013

Trai tanti post che si sarebbero potuti scrivere su Freddie Mercury c’è stata una grande indecisione, meglio quel brano, quella frase detta durante l’intervista storica o quella foto con Michael Jackson? Poi, la risposta è stata semplice e diretta: 18-07-198651hPNAsazhL._SS500_

Molti dei soci del Club 33 Giri il 18 Luglio 1986 non erano ancora nati eppure quel giorno tutti almeno una volta lo hanno vissuto grazie al “cuggino” più grande, l’ amico che ne sapeva un po’ di musica figa o le cassette trovate per caso nel sottoscala dei nonni. In quella data allo stadio Wembley di Londra, i Queen si esibirono in una tappa del Magic Tour europeo, svoltosi dopo l’uscita del precedente lavoro della band A Kind of Magic.

Di quella data, m’è sempre piaciuta questa frase:

« Freddie è l’unico che riesce a coinvolgere e a far battere le mani all’ultima fila di Wembley. »
(David Bowie e Mick Jagger)

Essa viene attribuita a ben due grandi della musica ma se anche non fosse loro, vi basterà dare un occhio a quel DVD per concordare.

Queen – live @ Wembley Stadium

Tra pochi giorni, ricorre la data della scomparsa di Freddie Mercury, membro fondatore e frontman dei Queen, voce leggendaria che ha  in circa 20 anni di attività hanno segnato più tappe fondamentali nella storia della musica, aggiudicandosi senza ombra di dubbio un posto nell’ Olimpo del Rock.

Alla fine, pensandoci bene, quale miglior modo per ricordarlo se non con questo live che farebbe smuovere e cantare chiunque?

 

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Non il solito memoriale

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  • 27 ottobre 2013

Volevamo salutarti e dirti grazie, la notizia ci ha lasciato a bocca aperta, molti del Club 33 Giri hanno ascoltato e cantato le tue canzoni , c’ è chi sui The Velvet Underground ha viaggiato in un’altra dimensione spazio-temporale e chi ha scoperto la tua musica grazie al film cult Trainspotting (il sottoscritto). Non importa però il modo in cui ti abbiamo conosciuto ma quello che ci hai trasmesso.

Ciao Lou

Lou Reed
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